Grido d’aiuto degli animatori turistici: stagione a rischio e dimenticati

Una delle conseguenze dall'emergenza coronavirus è lo stato di abbandono in cui si trovano gli animatori turistici, che lo Stato ha scordato

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In Italia ci sono decine di migliaia di animatori turistici. Sono un popolo formato da giovani, tanti di età inferiore ai 35 anni, che lavorano nei villaggi turistici, negli hotel, nelle spiagge, nelle navi da crociera e nelle località di villeggiatura. Per organizzare il divertimento e l’intrattenimento degli ospiti in vacanza lavorano tanto, anche 16-18 ore al giorno. Sono quelli che organizzano il karaoke e il gioco-aperitivo, i risvegli muscolari la mattina e gli spettacoli serali. Ci sono bagnini e hostess, dj e tecnici delle luci, cabarettisti e cantanti… Ma in genere si pensa a loro come ragazzi che approfittano dell’estate per fare un lavoretto-vacanza, e invece spesso sono sfruttati dal sistema, sottopagati, e lavorano pochi mesi l’anno con contratti capestro.

GLI ANIMATORI DI PALERMO

A Palermo tra professionisti e stagionali ci sono circa quattromila animatori, distribuiti in trecento agenzie. Questa categoria adesso è stata messa in ginocchio dal blocco delle attività turistiche come conseguenza dei coronavirus. Per loro per ora è tutto fermo, e chiedono aiuto. Non riescono ad andare avanti, e non sono mai stati considerati nei decreti governativi che si sono succeduti. Chiedono che lo Stato si ricordi anche di loro. Per tutti parla Giuseppe La Grassa, presidente di FederAnimazione Confcommercio: «Lavoriamo per farvi divertire e per far ridere i vostri figli. Adesso, in questa drammatica situazione, vorremmo far sorridere anche le nostre famiglie e i nostri figli. Paghiamo le tasse, gli affitti e i mutui ma nessuno si è ricordato di noi, siamo esclusi da qualunque aiuto economico e senza prospettive nel breve e medio periodo».

CONTRATTI STRACCIATI

«I contratti già firmati per la stagione estiva ─ continua La Grassasono carta straccia. Quasi tutte le strutture hanno mandato le disdette perché, ancora oggi, non sanno se e quando potranno ripartire. Siamo spesso sottovalutati e altrettanto spesso sottopagati, con rapporti di lavoro regolati da contratti lontani dalla realtà perché, quando va bene, siamo ancora equiparati ai camerieri, ai facchini o agli addetti alla reception, mestieri rispettabilissimi ma che hanno dinamiche completamente diverse».

NESSUN AIUTO

Per chiarire meglio la situazione degli animatori turistici La Grassa aggiunge: «Un grande resort di Campofelice di Roccella che, di solito ci ingaggia per i mesi estivi, sta rinunciando ad aprire perché i suoi settecento posti letto, destinati in gran parte ai turisti stranieri, sono vuoti. Addirittura si parla di programmare direttamente il prossimo anno ma noi, come tutta la categoria, nel frattempo, non avremo diritto né alla cassa integrazione né a contributi a fondo perduto. Anche molti ragazzi che hanno chiesto i mutui alle banche per avviare in città alcune ludoteche, hanno visto crollare il loro investimento e non sanno come pagare. Ci sono famiglie intere che rischiano di non poter più mangiare per effetto della crisi».


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