Pergolizzi: “Chi parla di me guardi il mio curriculum”

Il tecnico dei rosanero risponde alle critiche ricevute in queste ultime settimane, soprattutto da parte dei tifosi

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Un Rosario Pergolizzi al veleno, quello che nell’edizione odierna del Corriere dello Sport ha rilasciato alcune dichiarazioni. Il tecnico del Palermo ha voluto rispondere alle critiche subite nelle ultime settimane, soprattutto da parte della tifoseria rosanero, attraverso i vari social network.

Pergolizzi

OCCORRE CONOSCERE I FATTI PRIMA DI PARLARE

Pergolizzi, attraverso le sue dichiarazioni, intende mandare un messaggio a chi lo considera non all’altezza della panchina del Palermo, sottolineando di non essere mai stato esonerato: “Quando la gente parla di esoneri deve conoscere la verità. Un conto è essere licenziati, un altro dimettersi. Sono stato sempre io ad andarmene. L’unico esonero proprio a Palermo. Zamparini mi chiese di allenare la prima squadra. Come rifiutare? Ma sapevo che sarebbe tornato Guidolin. L’anno dopo mi hanno richiamato nella Primavera. E siamo diventati campioni d’Italia”.

HO ALLENATO IN TUTTE LE CATEGORIE

L’intervista di mister Pergolizzi prosegue con una frecciatina anche contro coloro che non conoscono il suo passato da tecnico e che lo reputano troppo inesperto per determinate esperienze come quella che sta vivendo quest’anno sulla panchina del nuovo Palermo, ripartito dalla serie D: “Sarò l’allenatore più scarso del mondo, però chi parla del sottoscritto controlli prima il curriculum: a parte la prima categoria e la promozione, ho fatto la D, la Lega Pro, la B, la A, il secondo, la Primavera, l’under 17. Sono trasparente sulle mie cose, a costo di lasciare soldi e mangiare pane e cipolla”.

TESTA AL CAMPIONATO E ALL’OBIETTIVO PROMOZIONE

Infine, Rosario Pergolizzi lancia un messaggio per il prosieguo del campionato del Palermo, con l’obiettivo di raggiungere la promozione e di tornare tra i professionisti: “E ora, non mi importa chi siamo e da dove veniamo. C’è da conquistare la promozione e da levarsi il vestito bello per indossare quello della squadra grintosa, cattiva, concreta, che sa soffrire e poi vincere le partite con qualità”.

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