Il derby della malinconia tra ricordi e spalti vuoti. Ma per il Palermo vincere è essenziale

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Senza pubblico, che derby è? Senza la passione del tifo, senza i colori degli striscioni, senza i cori degli ultras, gli sfottò delle curve di uno stadio diviso in due da una rivalità che ha segnato, talora anche in maniera drammaticamente negativa, la storia del calcio siciliano.

Un derby senza sapore, senza gusto e senza odore. Perché anche il calcio è affetto dai sintomi di un virus che sta mietendo vittime e cambiando le abitudini di tutti noi. E lo sa bene il Palermo, coi quindici e più casi di positività che hanno stravolto il calendario di questo inizio di stagione, così come lo sa il Catania che ha avuto il suo caso proprio alla vigilia di una partita.

Eppure, questo sarà il derby di stasera, al Barbera: una gara con gli spalti vuoti, col silenzio spettrale al quale non ci abitueremo mai, rotto soltanto dalle voci dei giocatori in campo e degli allenatori in panchina. I tifosi lo seguiranno davanti alla tv, certamente, ma la loro trepidazione, la loro spinta non riuscirà comunque a entrare in quello stadio, mestamente deserto.

Ma il derby resta il derby, una partita unica che con una vittoria può dare un senso a una stagione, che sancisce un gerarchia territoriale pur non alterando quella che anima i cuori dei tifosi. Un derby che manca da sette anni, durante i quali è successo di tutto e sempre in negativo: una parabola a precipizio, per le due squadre e per i due club: dai riflettori e dalle glorie della massima serie a questa Serie C che i rosanero hanno dovuto riconquistare dopo un fallimento avvolto nelle vergogne di una gestione truffaldina e in una rinascita autarchica e faticosa e che i rossazzurri hanno dovuto salvare dai rischi concreti di una cancellazione evitata per un soffio.

LA STORIA DEL DERBY

E’ un derby che vive di ricordi, di grandi calciatori e di spettacolari giocate che hanno fatto brillare di luci vivide il palcoscenico del Barbera e del Massimino e che ancora adesso sono legati a quei colori, a quelle squadre che li hanno lanciati nell’Olimpo del calcio che conta, mentre le squadre lentamente sparivano nelle categorie più basse del professionismo o, addirittura, nell’inferno della Serie D. La partita sarà trasmessa dalla Rai in diretta nazionale, regalando alla sfida una ribalta che le era diventata abituale e che adesso è tornata a essere sporadica, occasionale.

Le sfide tra Palermo e Catania, come tutti i derby, non è partita che si gioca in quei novanta e passa minuti in campo. I tifosi la vivono già nei giorni che la precedono e l’attesa alimenta la tensione, la fibrillazione, la passione che, in condizioni normali si scaricano coi cori dagli spalti. Non è una partita qualunque e gli ultras rosanero lo hanno ribadito ai giocatori, davanti al Barbera, debitamente distanziati per rispettare le regole.

Un derby può sovvertire i valori tecnici delle squadre, che oggi sembrano pendere a favore dei rossazzurri, proprio per le motivazioni che una partita del genere e per la spinta dei tifosi che ne aggiungono di ulteriori. E con gli spalti vuoti, anche un derby rischia di diventare una partita come le altre, da vincere certamente, ma senza quel valore emotivo, quel sigillo della tradizione che soltanto un derby può avere.

Il Palermo arriva a questa sfida da convalescente, sia per gli effetti dell’epidemia che sul piano del gioco. Boscaglia, che torna sulla panchina, dopo la guarigione dalla positività e la squalifica che gli ha impedito di guidare la squadra a Catanzaro, deve fare ancora a meno di diversi elementi, perché reduci dal contagio o perché squalificati.

INVERTIRE LA ROTTA

Un Palermo ancora in sostanziale emergenza, dunque. Ci abbiamo fatto l’abitudine, quest’anno: tra arrivi dal mercato dilazionati, infortuni e covid, il tecnico ha sempre dovuto lambiccarsi per mandare in campo una formazione plausibile e equilibrata. Ma, anche così, il Palermo non può permettersi di steccare nuovamente l’impegno casalingo, come con l’Avellino. La squadra di Boscaglia non ha ancora vinto in campionato e il derby è una occasione troppo ghiotta per centrare il primo successo, che varrebbe doppio.

A Catanzaro si sono visti i primi segni di una inversione di tendenza, sul piano del carattere, della intensità, della voglia di imporre il proprio gioco. Ma avevamo scritto lo stesso dopo il pari di Terni, salvo poi cedere in casa agli irpini. A questi segnali bisogna dare, finalmente continuità, nonostante le assenze per il Covid e per le squalifiche, con il gioco e con i gol. E con i punti, che sono quelli che contano.

Il presidente Mirri dice di credere ancora in un Palermo da promozione e non sappiamo se sia fiducia vera o una nuova mossa da professionista del marketing. Però, con una Ternana che vola e un Bari che ha ripreso a fare punti, soltanto una vittoria può dare serietà a quelle parole. Per questo ad altri risultati non vogliamo neppure pensare. Perché anche noi vogliamo sperare che il Palermo possa dire la sua in questo campionato e perché, in fondo, il derby è sempre il derby.


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