Palermo, ci vorrebbe Caterina Caselli

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“La verità mi fa male, lo so…”. Così cantava diversi decenni fa Caterina Caselli. Già, la verità. Perchè non è tanto il pareggio con la Paganese ad alimentare i malumori fra la tifoseria rosanero. Forse non lo è neanche il fatto che questo risultato sia arrivato dopo altri due segni “X” contro altrettante squadre fortemente insabbiate nella lotta per non retrocedere. Lo è più il fatto che per due anni di fila il Palermo sia stato costruito in maniera inadeguata per ambire a lottare per le posizioni di vertice.

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Il Direttore Sportivo del Palermo, Renzo Castagnini

TANTE SCUSE, POCHI RISULTATI

E allora, di settimana in settimana altro non si è fatto che spostare il mirino su un capro espiatorio diverso. Filippi, Baldini, i giovani, i senatori, i calciatori con le mani in tasca, le ingiustizie arbitrali, il covid, i giornalisti, i tifosi, la Palermo “strisciata”… È possibile sospettare che più semplicemente, forse, questa squadra sia stata costruita senza avere minimamente i connotati per poter lottare per l’alta classifica? 

A DISTANZA SIDERALE DAL PRIMO POSTO

“S’è fatto qualcosa di buono e s’è fatto anche qualche errore”, ha detto recentemente il Direttore Castagnini. Peccato che nei due anni di serie C visti finora siano state più le ombre che le luci. Mai l’extraterrestre Ternana dello scorso si è preoccupata della squadra rosanero, mai il Bari dell’attuale torneo può dire di essersi impaurito dall’avvicinarsi minaccioso del Palermo.

UN SOGNO CHIAMATO PLAYOFF

Insomma, a volte la verità andrebbe detta. Bisognerebbe metterci la faccia e dire chiaramente che il Palermo non ha mai puntato al primo posto ma ad un onesto piazzamento durante la regular season per poi giocarsi un gratta e vinci chiamato playoff. Tutto il resto sono chiacchiere che il vento porta via lontanissimo. 

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