Palermo e Avellino un pari spettacolare. La decidono gli errori delle difese

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Sembra un caso che tra Palermo e Avellino sia finita con un pareggio, ma in fondo l’1-1 del Barbera è un risultato giusto, tra due squadre che hanno cercato fino all’ultimo la vittoria, dando vita a una partita vibrante e bellissima. Tantissime le occasioni, da una parte e dall’altra, con i gol di Lancini nel primo tempo e di Tito nella ripresa, su rigore, frutto di due errori, diversi, delle difese: di piazzamento nel vantaggio del Palermo, e individuale nel fallo da cui è scaturito il penalty del pareggio. E poi, due pali, dell’Avellino, due espulsioni, oltre a diverse ammonizioni, ritmi da battaglia per tutti i 95 minuti di gara, recupero compreso.

Per il Palermo, è forse la partita migliore di questa stagione, il pareggio lascia un po’ l’amaro in bocca, per una vittoria di prestigio e di peso sfuggita in quel modo, nell’ultimo quarto d’ora. Nel dopo partita, Braglia e Plescia hanno sostenuto che tra le due squadre, l’Avellino avrebbe meritato di più, per i due pali colpiti. Comunque sia, rosanero e Avellino hanno dimostrato, finalmente, di avere qualità e risorse per recitare un ruolo importante in questo campionato. Certo, il pareggio non aiuta nessuna delle due squadre, vista la vittoria del Bari sul Catanzaro.

I rosanero si confermano al terzo posto, ma il primo posto si allontana, a sette punti. La novità del Palermo, ovvero Roberto Crivello resta in panchina; Filippi ripropone il quartetto difensivo della partita di Vibo Valentia con Lancini e Buttaro centrali, sulle fasce Doda e Giron preferito a Valente, per dare maggior copertura. Centrocampo con l’intoccabile De Rose, quindi Luperini e Dall’Oglio, Silipo a svariare sulla trequarti con Fella a supporto di Brunori.

Braglia deve fare a a meno all’ultimo di Mastalli e opta per Micovschi; nell’Avellino dei palermitani sono tre quelli in campo, Silvestri in difesa, Rizzo a destra e Di Gaudio incursore a sinistra; soltanto panchina per D’Angelo e Plescia. La partita vale molto, le squadre sono caute nella fase di inizio, la tensione è palpabile, in campo, ma soprattutto in panchina, con Filippi che teleguida tutte le giocate dei suoi giocatori e Braglia costantemente a inveire contro i suoi giocatori che all’inizio non hanno il ritmo che vorrebbe lui e a protestare per ogni decisione dell’arbitro.

E’ il Palermo a muovere meglio palla nei minuti iniziali e dopo un quarto d’ora trova il gol. Fatale su corner di Dall’Oglio la disattenzione della difesa irpina che lascia Lancini solo al centro dell’area per la girata di testa che trafigge Forte. L’esultanza del difensore è quella di qualcuno che aveva un peso da togliersi dalle spalle e qualche sassolino da togliersi dalle scarpe. La replica dell’Avellino è sulla testa di Silvestri che su calcio di punizione di Tito prova a fare da torre di testa per Kanoute che arriva in ritardo per la deviazione. A dare la sveglia alla squadra di Braglia sono l’ex Kanoute, elettrico sulla fascia sinistra come mai l’avevamo visto a Palermo, e il palermitano Di Gaudio; i due, praticamente da soli, mettono in costante apprensione la retroguardia rosanero con Doda che fatica oltre misura per provare a fermarli, senza riuscirci sempre.

Di Gaudio praticamente, pur restando in campo per tutti i 90 minuti, gioca soltanto un tempo, ma nei primi 45 di gara sembra tarantolato: al 21° si libera dei difensori palermitani con uno slalom degno di Alberto Tomba e calcia a rete centrale, tra le braccia di Pelagotti. L’Avellino esiste soltanto su quella fascia, Rizzo e Micovschi a destra sono non pervenuti. Il Palermo perde le misure e si affida sempre di più ai lanci lunghi per Silipo che al 23° serve in area Fella che calcia di pochissimo fuori. E’ l’unico squillo dell’ex biancoverde, impalpabile per il resto della frazione.

Ma il Palermo soffre i ritorno della squadra di Braglia che, però, si affida soltanto al duo Kanoutè-Di Gaudio. Sempre il palermitano impegna Pelagotti prima con una girata che finisce fuori, poi con una botta che il portiere respinge in tuffo. Il Palermo risponde con una punizione di Silipo che impegna Forte in tuffo. Ma l’occasione più clamorosa arriva al 37° sempre con Di Gaudio protagonista; la difesa del Palermo prova a ricambiare il regalo lasciando l’attaccante solo al centro dell’area per la deviazione di testa che colpisce il palo interno alla sinistra del portiere rosanero che poi si ritrova la palla tra le braccia. La partita si mantiene accesa, su livelli agonistici alti e, sostanzialmente, bellissima con le due squadre allungate, pronte a colpire in velocità, ma altrettanto vulnerabili alle ripartenze avversarie.

A inizio ripresa, Filippi chiama fuori De Rose, ammonito nel primo tempo come Doda, per Valente, Braglia lascia negli spogliatoi Gagliano e De Francesco, oggetto dei suoi richiami per tutti i primi 45 minuti, e rafforza il reparto avanzato col palermitano Plescia e con Matera, spostando Kanoutè sulla destra. L’ex primavera rosanero si rende pericoloso già al 53°; cinque minuti dopo il Palermo resta i dieci: Doda ferma fallosamente il solito Kanoutè e prende il secondo giallo. Sulla punizione, Pelagotti dice no da campione a Matera. Ma l’Avellino insiste e chiude il Palermo nella sua metà campo. Filippi corre ai ripari sostituendo Silipo e Fella con Odjer e Peretti che affianca Lancini al centro della difesa, co Buttaro spostato sulla sinistra. La parità numerica si ristabilisce al 65°: Valente è lanciato a rete e Rizzo lo falcia proprio al limite dell’area, da ultimo uomo, prendendo il rosso diretto. La punizione di Valente è respinta dalla barriera, sul rimpallo Peretti ci prova dai 25 metri, con un tiro che finisce fuori di poco. La partita non concede un attimo di respiro ai 7.600 sugli spalti.

Filippi ricorre al “portafortuna” Soleri, al posto di Brunori; Braglia si affida a D’Angelo, il giustiziere del Palermo nella gara di ritorno della sfida dei play off dello scorso campionato. Altro brivido per i tifosi del Palermo al 73°: Pelagotti non trattiene il pallone tirato da Mignanelli dal limite dell’area e per anticipare l’intervento di D’Angelo la rinvia da terra col piede sul palo. Al 75° scocca l’ora di Crivello, mandato in campo al posto di Dall’Oglio per fornire ancora maggiore copertura in difesa; il palermitano si sistema a destra, dove è tornato a imperversare Kanoutè, con Giron che avanza la sua posizione. Non c’è tempo di segnare sui taccuini la sostituzione che Peretti la combina grossissima: si impappina su un pallone assolutamente sotto il suo controllo e poi stende Plescia avventatosi per approfittare dello svarione del difensore. Dal dischetto Tito batte Pelagotti che aveva indovinato l’angolino a destra, senza riuscire a fermare la sfera.

L’Avellino sembra non accontentarsi del pareggio, pregustando la prima vittoria esterna stagionale, ma il Palermo è pronto a colpire in contropiede: all’81° Silvestri ferma Soleri lanciato verso l’area, questa volta l’arbitro si limita al giallo per lui e per lo stesso Soleri che chiedeva il rosso per il difensore biancoverde. Per evitare ulteriori guai, Braglia lo sostituisce subito dopo. Al 90° è ancora Pelagotti a salvare la sua porta con una respinta di pugno su un pallone spiovente dalla destra, anticipando l’intervento di testa di Plescia che commette fallo sul portiere. Le due squadre ci provano fino alla fine, il Palermo si rende pericoloso grazie alla verve dei nuovi entrati Crivello, Valente e Soleri.


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