Dopo tre partite di campionato di certo non è il tempo dei bilanci per il Palermo. Ciò che urge capire è cosa stia accadendo ad una squadra che, partendo dal settimo posto dello scorso anno e ritenendosi rinforzata in tutti i reparti rispetto al precedente campionato, abbia così tanto balbettato (per usare un eufemismo) nelle prime tre uscite del torneo 2021-2022.
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E dire che il Palermo avrebbe potuto beneficiare di un calendario tutto sommato favorevole. Sì, perchè al netto del nome e del blasone che lo stesso rappresenta, Latina, Acr Messina e Taranto sono tre neopromosse dalla D (i nerazzurri laziali addirittura ripescati) che – almeno in linea teorica – non dovrebbero avere particolari velleità di piazzamento.
Contro il Latina il Palermo è stato salvato dagli episodi (due occasioni epocali, di cui un palo che ancora starà tremando, sul finire di gara per i pontini con la gara ancora sul risultato di 1 a 0), contro l’Acr Messina ha disputato un primo tempo da brividi con un leggero miglioramento nella seconda frazione ed a Taranto un disastro cosmico su tutta la linea. Un trend tutto tranne che rassicurante.
Ma allora perchè un Palermo che si vanta di avere aggiunto tasselli ad uno zoccolo duro ha sbattuto la faccia contro tre squadre nuove di zecca? Il Latina è stato messo insieme in fretta e furia a metà agosto, l’Acr Messina ha cambiato tutta la rosa rispetto a quello vincitrice del campionato di D ed il Taranto aveva in campo solo quattro giocatori che già l’anno facevano parte del “progetto”.
Visto l’enorme presenza di confermati in casa rosanero dobbiamo a priori escludere un problema di comprensione tra il tecnico e la squadra. E allora? Forse un problema di condizione? Forse un problema mentale? O forse scopriremo che lo zoccolo duro non era poi così duro?
Fortunatamente c’è poco tempo per star lì a scervellarsi. Arriva la Coppa Italia di C, torneo che – se vinto – fornisce vantaggi non indifferenti anche in chiave playoff. Arriva la capolista Monopoli, forse l’avversario peggiore che potesse capitare in questo momento, ma vincere e passare il turno diventa un imperativo categorico per spazzare le nubi che si stanno addensando.
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